40 ANNI FA, RINO GAETANO.



["Ma il cielo è sempre più blu"

 

Un ritratto di Rino Gaetano (1950-1981), a 40 anni dalla scomparsa.

L’avventura umana e artistica del cantore del “nonsense”, della canzone solo in apparenza scanzonata, in realtà con una forte valenza ironica legata alla realtà politica e sociale del tempo.

Un outsider, un talento che si è conquistato il suo spazio senza mediazioni e concessioni; un artista che con il sorriso sulle labbra e lo sberleffo nelle parole non ha mai smesso di raccontare i vizi e i difetti degli italiani.

A lui il III Municipio di Roma ha dedicato una via.  

 

Salvatore Antonio Gaetano, in arte Rino Gaetano, nasce il 29 ottobre del 1950 a Crotone e nel 1960 si trasferisce con la famiglia a Roma, nel quartiere Montesacro.

Aspirante geometra, coltiva i primi interessi artistici più per il mondo del teatro che per quello musicale, recitando la parte della Volpe in una versione di Pinocchio e componendo le prime canzoni alla chitarra con stile sarcastico: un modo di fare musica popolare, poco in linea con la tendenza seriosa e ideologica di quel periodo.

Nei primi anni Sessanta suscita la curiosità di due discografici romani, Sergio Bardotti e Vincenzo Micocci, quest'ultimo proprietario dell'etichetta IT, una creatura della major RCA, per la quale incide nel 1973 un 45 giri con lo pseudonimo di Kammamuri's, personaggio salgariano e suo eroe letterario. Questo singolo conteneva la canzone “I love you Maryanna”, un brano calypso, giocato sul filo del doppio senso: Maryanna come marijuana; il lato B del disco, proponeva invece un brano dixie-charleston intitolato “Jaqueline”.

Il primo 33 giri di Rino Gaetano “Ingresso libero”, pubblicato nel 1974, viene per lo più ignorato ma nel 1975 con il singolo intitolato “Ma il cielo è sempre più blu”, una sorta di filastrocca sui vizi e le contraddizioni della società italiana - quasi una canzone-manifesto - finalmente l'artista rompe l'indifferenza della critica.

Nel 1976 esce l'album “Mio fratello è figlio unico” - che include la famosa, divertente e sarcastica “Berta filava” - imponendo Rino Gaetano come cantautore fuori dagli schemi.

Aveva inserito la satira sociale e politica nella musica pop.

Nel 1977 esce l'album “Aida”, che contiene l'omonima canzone, appassionata e dal sapore un pò amaro, dedicata al Bel Paese e alla sua storia.

L'anno successivo esce il 33 giri “Nuntereggae più” (1978) e, in un periodo nel quale il reggae è poco conosciuto in Italia, ottiene un vero e proprio successo con il singolo estratto intitolato “Gianna”, canzone portata al Festival di Sanremo del 1978, dove Rino si presenta come un classico artista da varietà, indossando frac e cappello a cilindro; ovviamente un’esibizione rara per quel tipo di platea, abituata a distinguere tra cantanti popolari, cantautori impegnati e attori televisivi da spettacolo leggero. Sul palco del Teatro Ariston “Gianna” si piazza al terzo posto, preceduta da “Un'emozione da poco” di Anna Oxa e da “E dirsi ciao” dei Matia Bazar, ma raggiunge il top nelle classifiche di vendita e vi rimane per diverse settimane.

Nel 1979 pubblica l'album intitolato “Resta vile maschio, dove vai?”, con il brano omonimo scritto da Mogol; per il periodo estivo lancia un'altra canzone estratta da questo 33 giri, la divertente ballata intitolata “Ahi Maria”.

Quest'ultimo LP segna per Rino il passaggio dall'etichetta IT alla multinazionale RCA. Seguono diversi tour di successo ma anche l'inizio di una crisi artistica, alla quale Rino Gaetano tenta di dare una svolta attraverso la tournée con Riccardo Cocciante e i New Perigeo, dalla quale sarà tratto un Q-disc live intitolato “Q-Concert”, pubblicato nel 1981.

L'ultimo album inedito di Rino, “E io ci sto”, esce nel 1980 e rimane una sorta di previsione su ciò che le indagini di “Mani pulite”, dopo oltre un decennio, avrebbero messo drammaticamente in luce.

Il 2 giugno del 1981, un incidente stradale sulla Nomentana - immediatamente paragonato a quello di Fred Buscaglione, altro sfortunato “umorista” della canzone - impedirà per sempre di sapere quanto altro ancora avrebbe potuto dire questo moderno “giullare” degli anni Settanta.

Le sue canzoni, in gran parte attuali e spesso riproposte in antologie rievocative, hanno aperto la strada a molti gruppi musicali e artisti più o meno ispirati che hanno fatto - e fanno - umorismo usando parole e musica, anche se in anni sicuramente più facili per la satira e l'ironia.

La grandezza artistica di Rino Gaetano non consiste però solo nel tradurre comicità in musica, seguendo la tradizione del varietà, nel satireggiare personaggi e politica - come i cantastorie popolari e i canzonieri di protesta facevano da tempo - o nell'ironizzare sulle mode e i costumi dell'epoca - come anni prima aveva fatto Fred Buscaglione - ma risiede anche nel fatto che lui ha seguito quella strada quando nessun altro nella musica italiana lo stava facendo, in un decennio dove le hit-parade ospitavano Mogol-Battisti, le piazze ascoltavano i cantautori impegnati e il Paese si preparava agli “Anni di piombo”.

E da allora il pubblico non ha mai smesso di ri-scoprire le sue canzoni.