EDITORIALE SPECIALE


 [di Alessandro Quinti]



[Una Capitale in attesa

 

Alzi la mano chi di voi non ricorda questo fermo immagine. 

Come immaginavo...ma certo, impossibile dimenticarlo!

Si, quello seduto in fondo al locale è proprio lui, il protagonista del celebre lungometraggio di qualche anno fa dal titolo “La migliore offerta” - correva l’anno 2013 - diretto dal grande regista Giuseppe Tornatore. Siamo all’epilogo della storia. L’infallibile quanto maniacale Virgil Oldman, battitore d’asta, nonché raffinato critico e mercante d’arte - interpretato dallo strepitoso attore, doppiatore nonché produttore australiano Geoffrey Rush - dopo aver subìto un colossale raggiro - ideato fin nei minimi particolari e messo magistralmente in opera dalle persone che egli più amava e stimava - che gli vale il furto della sua preziosa collezione di ritratti di donna custoditi in una stanza segreta, esce letteralmente di senno. Ma quando torna in sé, si reca in quel particolarissimo bar degli orologi a Praga dove attenderà, forse per sempre, l’ingresso della donna che ama, l’unica della sua vita, che in un momento di intimità gli aveva confidato un ricordo personale di quello strano luogo, quasi sospeso nel tempo. La stessa donna che lo ha tradito e ingannato, rendendolo vulnerabile, e grazie alla quale è stato possibile il furto, ma che in fondo, si spera, abbia ricambiato veramente il suo sentimento d’amore. È una scena struggente, carica di pathos. Può suscitare tenerezza o rabbia, a seconda dell’interpretazione che ognuno di noi vuole dare alla tela di ragno che l'intricata e intrigante trama narrativa ha intessuto senza soluzione di continuità per tutta la durata della pellicola.

Ma ora, qui, avvalendomi di un’analogia tutta speciale - me ne rendo conto - vorrei azzardare un parallelo con il destino che vive la città di Roma. Tradita, ingannata, spesso umiliata e derisa per tutte le sue magagne apparentemente irrisolvibili, la Capitale tuttavia non smette di sognare e di farci sognare. Non smette di credere e di farci credere. Non smette di rinascere - e di farci rinascere - dalle ceneri come l’araba fenice. L’elenco delle sue criticità non ha fine. È spesso nell’occhio del ciclone per la questione rifiuti, eppure quando arriva il tramonto che, come in questi giorni, regala colori mozzafiato, per un attimo sembra brillare come nelle cartoline degli anni Cinquanta, quando era consuetudine capitolina lavare le strade di notte. Questa metropoli è una contraddizione in termini, lo sappiamo bene, ma chi vorrebbe abbandonarla alzi di nuovo la mano. Noi no, nonostante tutto! È troppo bella. Troppo ricca di storia, di arte, di genio. E' ai nastri di partenza, in scrupolosa osservanza delle misure di sicurezza anti-Covid, la stagione sinfonica all’Auditorium Parco della Musica, e tante mostre già arricchiscono e arricchiranno gli spazi espositivi della città, luoghi prestigiosi noti in tutto il mondo. Proseguiranno inoltre le sperimentazioni teatrali, insieme agli intramontabili classici della drammaturgia internazionale. Insomma la cultura volerà di nuovo in alto sul cielo della Città Eterna, nonostante tutto, nel pieno rispetto delle regole imposte dalla emergenza sanitaria intercorsa, incuriosendo trasversalmente la sua cittadinanza. L’autunno è una stagione dolce e malinconica, portatrice di sentimenti e riflessioni. E allora che sia un buon autunno per la Capitale e per tutti noi, che stiamo seduti, chi più chi meno - come il protagonista del film - in quel tavolino del bar degli orologi, in attesa del nostro incontro desiderato e sognato: con una persona, un progetto, un’ambizione, una prospettiva.