ENNIO FLAIANO: "UN MARZIANO A ROMA".



[Ricordo di un libero pensatore

 

“Sono nato a Pescara in un 1910 così lontano e pulito che mi sembra di un altro mondo.

Mio padre commerciante, io l’ultimo dei 7 figli della sua seconda moglie, Francesca, una donna angelica che le vicende familiari mi fecero conoscere poco e tardi.

A 5 anni fui mandato nelle Marche, a Camerino, presso una famiglia amica, che si sarebbe presa cura di me. Vi restai due anni.

A 7 anni sapevo fare un telegramma. Ho fatto poi anni di pensionato e di collegio in altre città: Fermo, Senigallia, persino Brescia nel 1922.

Il 27 ottobre dello stesso anno partivo per Roma, collegiale, in un treno pieno di fascisti che “facevano la marcia”. Io avevo 12 anni ed ero socialista. A Roma divenni un pessimo studente e arrivai a stento alla facoltà di Architettura, senza terminarla, preso dal servizio militare e dalle guerre alle quali fui chiamato a partecipare, senza colpo ferire”.

 

Così parlò, o meglio scrisse di sé, il grande Ennio Flaiano, un personaggio poliedrico, eclettico, genialoide, dai mille talenti, artistici, giornalistici, letterari e cinematografici, tutti incentrati sulla scrittura.

Un uomo che ha impresso nella cultura italiana un’impronta netta e chiara, che nel tempo si attualizza in automatico alla contemporaneità che di volta in volta ci tocca vivere!

Perché le sue analisi, le sue secche istantanee, racconto e spaccato di un’epoca, ben si adattano alle, a volte, sconcertanti avventure post moderne con cui la politica e la società del Terzo millennio si trova a convivere, suo - e nostro - malgrado.

Ennio Flaiano dunque: “un marziano a Roma” è proprio il caso di dire, parafrasando il titolo di un suo racconto fanta/satirico datato 1954, divenuto poi, nel 1960, una pièce teatrale, che in seguito, nel 1983, ha ispirato un lungometraggio per il piccolo schermo. 

Già, perché Roma lo ha accolto a più riprese nel corso della sua colta e polivalente carriera: da giovane studente di Architettura a, sempre giovane, collaboratore e redattore di prestigiose riviste e testate giornalistiche, occupandosi soprattutto di cinema e teatro, a, ancora giovane, vincitore del Premio Strega con “Tempo di uccidere” (1947), a, intellettualmente giovane, sceneggiatore al fianco dell’immenso  Federico Fellini in pellicole del calibro de “Lo sceicco bianco”, 1952, “I Vitelloni”, 1953, “La strada”, 1954, “Le notti di Cabiria” 1957, e “La dolce vita”, 1960. Se vi pare poco!

Un percorso umano e artistico/professionale, quello di Flaiano, “lunare”, anzi, “marziano”, in continua ascesa, ma in scioltezza, come solo i grandi e veri talenti sanno fare.

Un outsider nell’animo e nel cuore, lui, un libero pensatore, un raffinato analista della società e della cultura lato sensu in chiave rigorosamente olistica, come si direbbe oggi.

Uno sguardo attento e corrosivo sulla realtà che lo ha circondato, il suo, rimanendo però “con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole”, continuando con le citazioni.

Ora, avviandoci alla conclusione di questo breve, seppur intenso e sentito ricordo, vorrei soffermarmi per alcune righe sull’immagine di apertura, legata a filo doppio proprio a quest'ultima citazione.

Sì, quella targa mi piace e mi interessa particolarmente, e ve ne dirò subito il motivo.

Si trova nel cuore del quartiere Montesacro di Roma, esattamente al numero civico 6 di Via Montecristo, ed è stata apposta nel lontano 2003 - all’epoca IV Municipio capitolino, oggi, dopo gli accorpamenti, divenuto III - ad opera di una compagnia teatrale, la Labit.

Il "nobile" intento è consistito evidentemente nel desiderio, condiviso, di rammentare alla cittadinanza e a tutti coloro che si trovano, per i motivi più vari, a percorrere quella suggestiva e storica strada - personalmente mi capita spesso, ecco svelato il motivo del mio particolare interesse! - un inquilino/abitante davvero illustre e speciale a cui, tra l’altro, sullo stesso territorio municipale sono stati intitolati un Piazzale e la Biblioteca Comunale - archivio che conosco e che ho frequentato in svariate occasioni -.

In quella strada, in quella palazzina, Ennio Flaiano ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni: un onore per il territorio e per Roma in generale.

Cionondimeno, a partire dall’anno seguente alla sua scomparsa -  avvenuta il 20 novembre del 1972 all’età di 62 anni - nella città che gli ha dato i natali, Pescara, è stato meritoriamente istituito un Premio, Il “Premio Flaiano”appunto - concernente molte e diverse categorie artistiche e letterarie - che da allora si svolge ogni anno in sua memoria.

Una memoria che auspichiamo sia lunga e brillante, così come il suo impareggiabile genio culturale.

 

[Alessandro Quinti]