I GIORNI DELLA STORIA



 

"Habemus Papam": in ricordo di Giovanni Paolo II.

 

Quando, nel pomeriggio del 16 ottobre 1978, i fedeli raccolti in Piazza San Pietro sentono il nome del nuovo Papa, in molti si interrogano su chi sia quest'uomo “chiamato da un Paese lontano” a raccogliere l'eredità di Albino Luciani, deceduto dopo appena un mese di Pontificato. 

Il nuovo Papa è un uomo dall'aspetto energico, ancora giovane, che pronuncia il suo primo saluto ai romani in un italiano stentato: “se sbaglio mi corrigerete”. Una frase che entra subito nel cuore dei fedeli, che rende immediata e istintiva la simpatia umana nei suoi confronti. 

Chi sia Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, 264esimo successore di Pietro, i cattolici di tutto il mondo hanno modo di impararlo presto. E l'iniziale simpatia si tramuta rapidamente in un sentimento più forte, in un affetto profondo che non abbandona mai il Papa durante il suo lungo pontificato. Un affetto che porta potenti e umili a condividere le ansie per la sua malattia, a raccogliersi attorno a lui, ormai vecchio e piegato, nella speranza di trasmettergli nuova energia, a piangerlo come si piange un amico, una persona "di famiglia".

Nato a Wadowice, in Polonia, il 18 maggio del 1920, Papa Wojtyla conosce la ferocia nazista e la dittatura comunista. Lotta contro entrambe e la Storia gli dà ragione. Anche se la sua elezione avviene in un momento nel quale la divisione del mondo in "blocchi" sembra irreversibile, una realtà immutabile. E la scelta dei cardinali riuniti in Conclave viene interpretata da alcuni come una inutile e avventata sfida ad un equilibrio mondiale basato sulla contrapposizione Est-Ovest.

Primo Papa non italiano dopo 455 anni e primo slavo in assoluto, Karol Wojtyla ama affermare che ''nei disegni della Provvidenza non esistono mere coincidenze''. E forte di questa convinzione, imposta la propria missione seguendo una sola "logica", quella della fede e delle proprie idee.

La sua è una "rivoluzione" che tocca anche la stessa Chiesa e che si estende al mondo intero, a convinzioni e separazioni secolari. È il Papa che confessa pubblicamente e periodicamente i fedeli come un comune parroco. Il Papa che infila la ''fiteuah'', chiedendo perdono per la responsabilità dei cristiani nell'antisemitismo, tra le pietre millenarie del Muro del Pianto come un semplice ebreo. È il primo Papa a varcare la soglia di una sinagoga dal tempo degli apostoli, a Roma nel 1986. Il primo ad entrare in una moschea, a Damasco nel 2001, e a varcare la soglia di una chiesa luterana nel 1987. È Il Papa che va in vacanza e che scia in Cadore, il Papa che fa costruire una piscina a Castelgandolfo. 

L'elenco dei suoi primati è ancora lungo, a partire dalla durata del Pontificato, il secondo nella storia della Chiesa.

È definito il Papa viaggiatore: i suoi pellegrinaggi lo portano in terre lontane, dove mai un Pontefice è arrivato. Ha compiuto 30 volte il giro del mondo, coprendo una distanza pari a tre volte quella che separa la Terra dalla Luna. Quando viene eletto sono 108 i paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con il Vaticano. A fine 2004 il numero sale a 175. Cifre significative che però diventano meno importanti davanti al vero "miracolo" di Giovanni Paolo II: quello di saper parlare ai giovani, di riportarli a dialogare con una Chiesa spesso percepita come lontana.

Muore in Vaticano il 2 aprile del 2005 e i funerali vengono celebrati l'8 aprile davanti a milioni di pellegrini confluiti a Roma da ogni parte del mondo. Si formano code chilometriche di persone che attendono anche 12 ore per vedere il feretro del pontefice. Il pianeta sembra fermarsi e le televisioni modificano i loro palinsesti per trasmettere quasi unicamente celebrazioni liturgiche, dirette da San Pietro e speciali sul Papa. Beatificato dal suo successore Benedetto XVI, il 27 aprile del 2014 viene proclamato Santo da Papa Francesco

 

 [Alessandro Quinti]