Fidel Castro 

 

 

La vita di Fidel Castro (1926-2016): il ritratto di una figura controversa e di difficile interpretazione.

I suoi sostenitori hanno riconosciuto nel suo operato il miglioramento delle condizioni di vita dei cubani, mentre i suoi detrattori lo hanno considerato un nemico dei diritti umani e un uomo che si è fatto strada attraverso metodi coercitivi e repressivi, instaurando un regime totalitario. 

 

Nato il 13 agosto del 1926 a Birán, villaggio situato ad est dell’isola di Cuba, figlio di un agiato piantatore, avvocato, dopo il colpo di stato di Batista (1952) Fidel Castro si schierò tra gli oppositori della dittatura e il 26 luglio 1953 guidò un attacco contro la caserma Moncada di Santiago de Cuba. Condannato a 15 anni di prigione fu amnistiato nel 1955 e si rifugiò in Messico. Nel dicembre 1956 sbarcava con poche decine di uomini sulla costa orientale di Cuba e, stabilita una base nella Sierra Maestra, dava inizio con il suo Movimiento 26 de Julio alla guerriglia contro Batista. Ottenuto progressivamente un largo sostegno popolare (in particolare fra i contadini), nel marzo 1958 Castro poteva lanciare l'offensiva finale, conclusasi nel gennaio 1959 con il suo ingresso trionfale all'Avana. Assunta la carica di primo ministro, che unì a quella di comandante delle forze rivoluzionarie, Castro affrontò i gravi problemi economici e sociali di Cuba con una serie di drastici provvedimenti che colpirono anche gli importanti interessi degli Stati Uniti nell'isola. La reazione di questi ultimi e la crescita della tensione fra i due paesi (tentativo controrivoluzionario promosso dagli USA nell'aprile 1961) indussero Castro ad avvicinarsi sempre più all'Unione Sovietica, avviando contemporaneamente sul piano interno una decisa trasformazione in senso socialista.

A tale evoluzione corrispose la confluenza del Movimiento 26 de Julio con il Partido socialista popular (comunista) e con un altro gruppo minore nel Partido unido de la revolución socialista cubana (1962), ribattezzato nel 1965 Partido comunista cubano, di cui Castro divenne primo segretario. Dopo la crisi internazionale dell'ottobre 1962, conclusasi con il ritiro da Cuba dei missili sovietici e l'impegno statunitense a non aggredire l'isola, Castro perseguì una politica di relativa autonomia dall'URSS, volta a favorire la diffusione dei movimenti di guerriglia in America latina e, più in generale, orientata in senso terzomondista (conferenza tricontinentale organizzata all'Avana nel gennaio 1966); ma l'insuccesso dei tentativi rivoluzionari in Sudamerica e il permanere dell'isolamento di Cuba e della sua dipendenza economica dall'URSS lo costrinsero dalla fine degli anni Sessanta a un riavvicinamento a quest'ultima, sancito dall'adesione al Comecon nel 1972 e dagli interventi in Africa della seconda metà degli anni Settanta.

Dopo il varo dalla nuova costituzione cubana (febbraio 1976), Castro fu eletto in dicembre presidente del Consiglio di stato (capo dello stato) e da allora ha mantenuto questa carica, insieme a quelle di presidente del Consiglio dei ministri, di comandante in capo delle forze armate rivoluzionarie e di primo segretario del PCC.

Presidente del movimento dei paesi non allineati dal 1979 al 1982, Castro ha guidato al suo interno la componente più favorevole all'URSS, mentre i suoi rapporti con gli USA hanno conosciuto negli anni Ottanta nuovi momenti di tensione, soprattutto a causa della crisi centroamericana. Queste tensioni si sono acuite dopo il 1989 a causa delle crescenti difficoltà di Cuba in seguito ai rivolgimenti verificatisi in Europa orientale e in URSS; a tali difficoltà Castro ha cercato di far fronte con una accentuata apertura nei confronti degli altri stati latinoamericani e con l'orgogliosa riaffermazione di alcuni tratti tipici della rivoluzione cubana.

Critico nei confronti della politica del presidente sovietico Gorbačëv, Castro si è trovato sempre più isolato in seno alla comunità internazionale dopo lo scioglimento dell'URSS (1991), principale partner economico di Cuba.

Al peggioramento delle condizioni economiche nell'isola e all'inasprimento dell'embargo statunitense (1992), ha fatto seguito una maggiore concentrazione di poteri nelle mani del leader cubano, cui un emendamento costituzionale ha conferito la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza e, se necessario, di assumere il controllo delle forze armate in qualità di presidente del Consiglio nazionale di difesa (1992).

Nonostante l'introduzione di parziali riforme economiche e politiche, Castro ha continuato a rivendicare con forza la sua fedeltà ai principi del comunismo, riuscendo a sensibilizzare un numero sempre più ampio di paesi sulla necessità di porre fine all'embargo statunitense. Lo stesso pontefice Giovanni Paolo II, durante la sua visita a Cuba nel gennaio 1998, ha definito l'embargo eticamente inaccettabile. Tra il 2000 e il 2001 per la prima volta la diplomazia statunitense ha manifestato caute aperture verso il regime di Castro. Nel febbraio 2008 Castro si è dimesso dalle cariche ricoperte per quasi mezzo secolo e la guida del paese è passata al fratello Raúl, che già lo aveva sostituito pro tempore nell'estate 2006, per gli intervenuti problemi di salute.

Il Líder Máximo si è spento all’Avana il 25 novembre del 2016, all’età di 90 anni.