Garibaldi

 

 

"Giuseppe Garibaldi: un eroe senza tempo", è il titolo di una mia recente pubblicazione Kindle a lui dedicata, anch'essa disponibile on line nello Store di Amazon. 

Le cronache storiche lo citano come “l’eroe dei Due mondi”, generale e condottiero di imprese militari compiute sia in Europa che in America meridionale. Nelle memorie italiane è celebrato quale principale protagonista del Risorgimento, ricordato in numerose vie e piazze del Paese.

La vita di Giuseppe Garibaldi dunque: il ritratto di un uomo libero. 

 

 

Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 - Caprera, 2 giugno 1882): un eroe senza ideologie. Egli rappresenta la perfetta incarnazione del mito romantico, uno spirito fiero ed incorruttibile. Le sue imprese sono una leggenda, la sua vita è un romanzo di avventure: l’amore per la giustizia, la passione per la libertà dei popoli, la fuga, l’esilio, le battaglie in Brasile e in Uruguay, nella doppia veste di corsaro sul Rio della Plata e di condottiero di bande nelle pampas americane. Poi il ritorno in Italia, l’assedio di Roma, la morte di Anita, la spedizione dei Mille, l’incontro con Vittorio Emanuele II a Teano e di nuovo l’esilio a Caprera. Marinaio e soldato, appassionato agricoltore, profondo conoscitore dell’animo umano, cultore stravagante di fisica e matematica, di storia e poesia. Victor Hugo ha scritto di lui: “È un uomo, niente altro, ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine: uomo della libertà, uomo dell’umanità”.

Un uomo fuori dall’ordinario: capo carismatico, rivoluzionario entusiasta, un idealista che non si lascia corrompere dal successo e dalla fama. È astuto, creativo: in Brasile trasporta le navi via terra, nel 1860 beffa i borbonici fingendo di ritirarsi e piombando su Palermo. Governi e parlamenti si occupano di lui: cronisti, disegnatori e fotografi lo seguono sui campi di battaglia. La sua fama è tale che nel 1861 il presidente Lincoln gli offre il comando di un corpo d’armata nordista. Due anni dopo, su invito del primo ministro Lord Palmerston, giunge a Londra, acclamato da mezzo milione di persone. Sempre in condizioni di inferiorità, dal 1848 al 1867 combatte sette campagne in Italia contro austriaci, napoletani e francesi, che nel 1870 soccorrerà nella guerra contro la Prussia. L’uomo del Rio Grande, di Montevideo, della spedizione dei Mille ispira la penna di scrittori come Alexandre Dumas e Giosuè Carducci. Alla sua morte, la “Deutsche Zeitung” invocherà un nuovo Omero “per cantare degnamente l’Odissea di questa vita”. “Questa vita” è quella di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due mondi.

Ed ecco i tratti della sua personalità. È sensibile: piange quando rompe inavvertitamente la zampa a un grillo che ha catturato. È generoso e pronto ad aiutare il prossimo: adolescente, salva una donna che rischia di annegare in un fossato, anni dopo a Smirne salverà un marinaio, all’inizio dell’esilio nel porto di Marsiglia si getterà in mare vestito da passeggio per soccorrere un francese quattordicenne, a Rio salverà un uomo di colore. Ha un carattere forte e indipendente. Sente, come dirà lui stesso, “una certa propensione alla vita d’avventura”, lascia correre la fantasia sognando gesta spericolate sul mare, rifiuta la pigra routine del padre, resiste ai genitori che vorrebbero farne un notabile di provincia, un avvocato, un medico o un sacerdote. Insofferente alla disciplina scolastica, durante le vacanze si impadronisce di una barca e si dirige verso la Liguria con alcuni coetanei. Prontamente ripreso, ottiene di fare il marinaio. Riconosce di essere stato “più amico del divertimento che dello studio”, e si rammarica che il padre non lo abbia fatto esercitare nella ginnastica, nella scherma e in altri “esercizi corporei”. Dotato di un fisico atletico, ha come palestra le barche nel porto e diventa un nuotatore eccellente.

Una cultura non sistematica Garibaldi se la forma da sé, secondo le necessità e le inclinazioni, con scelte personali. Legge molto, nelle ora vuote delle lunghe navigazioni e nei momenti di solitudine. Approfondisce varie discipline, tanto che in circostanze difficili potrà vivere dando lezioni. Ha padronanza delle lingue: oltre all’italiano e al francese parla bene lo spagnolo e il portoghese, e conosce discretamente l’inglese e il tedesco. Sarà a sua volta infaticabile scrittore: riempirà infatti i momenti di ozio forzato scrivendo le sue Memorie, alcuni romanzi, delle poesie.

Garibaldi è dunque un personaggio complesso. Non è possibile racchiuderlo in una formula né assegnarlo a un partito o a uno Stato.

In giovinezza ha maturato una visione originale dei compiti che si imponevano agli “uomini di cuore”; fino all’età avanzata si è impegnato per realizzarla nell’azione, operando con intima coerenza in momenti e in ambienti diversi e lasciando un’impronta indelebile nella storia politico-militare di nazioni americane ed europee. La grandezza di Garibaldi pertanto sta nel suo mito, che non si forma dopo la morte, nella venerazione dei posteri, ma diventa parte della personalità dell’eroe attraverso la straordinaria impressione che destano nel mondo le sue eccezionali imprese: attraverso il fascino che esercita sugli uomini e sulle masse, sugli intellettuali e sui diseredati.

La verità dell’incomparabile suggestione di Garibaldi sta, infine, nell’essere passato - secondo l’insegnamento recepito dai sansimoniani - “dal nazionalismo all’umanità”, nell’essere apparso sincero difensore della fratellanza umana, nell’aver dato respiro effettivo al cosmopolitismo, sollevando l’impresa dei Mille da un episodio di lotta circoscritta all’Italia a simbolo di libertà per l’intera umanità.

Come ha scritto il rivoluzionario russo Sergej Michajlovic Kravciinskij:

“Egli fu una di quelle persone che non permettono mai alla vita di superarlo, che mai non diventano dei freni ad un ulteriore sviluppo. Sono coloro che rimangono nei campi avanzati dei combattenti per il progresso perché amano il popolo immediatamente, non attraverso lo schermo di una dottrina, e perciò indovinano quello che più direttamente e rapidamente porta alla felicità degli uomini. Uno dei maggiori rappresentanti di questo tipo d’uomini, tanto raro tra i politici, fu Garibaldi. Fino agli ultimi giorni della sua vita egli conservò la sensibilità e la freschezza dell’animo suo”.