Roberto Calvi

 

 

 

 

Vita e morte di un “banchiere emergente” 

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Milano il 13 aprile 1920, Roberto Calvi entra nel Banco Ambrosiano nel ’47 come semplice impiegato. La lunga marcia verso il vertice dell’Istituto comincia negli anni Settanta, quando viene già definito un “banchiere emergente”. Il 16 febbraio del 1971 è nominato Direttore Generale e il 17 novembre dello stesso anno ne diventa Consigliere Delegato. Il 15 ottobre 1975 Calvi è nominato Presidente dell’Ambrosiano con il permesso di restare anche Consigliere delegato e cedendo soltanto la Direzione Generale. La scalata sembra inarrestabile anche negli anni successivi: Presidente de “La Centrale finanziaria”, membro del Consiglio di Amministrazione e Vicepresidente dell’ “Istituto Centrale Banche e Banchieri”, Consigliere del Comitato Esecutivo del “Credito Varesino”, Presidente del “Banco Ambrosiano Overseas ltd.” di Nassau.

Nel 1978 per Calvi tuttavia comincia un periodo di alterne fortune. L’ Ambrosiano subisce una ispezione da parte della Vigilanza della Banca d’Italia, destinataria nel ’77 di una lettera-denuncia di Luigi Cavallo - giornalista coinvolto con i servizi segreti e titolare dell’agenzia “A” - contro Calvi, e ancora prima della protesta del senatore Cesare Merzagora a nome degli “ambienti finanziari milanesi”, preoccupati dell’espansione del Banco Ambrosiano.

Al termine dell’ispezione, che dura sei mesi, la Banca d'Italia e il Ministero del Tesoro non intervengono. Ma Calvi viene inquisito per sospette esportazioni di valuta e nel 1980 si vede ritirare il passaporto. Poco tempo dopo la Banca d’Italia, d’intesa con il Tesoro, approva l’aumento di capitale dell’Ambrosiano a 50 miliardi di lire.

Roberto Calvi, convinto di essere ormai il più forte banchiere privato italiano, decide di espandersi nel settore editoriale. Il 22 aprile 1981 acquista il 40% della Rizzoli spa, diventando  controllore del gruppo che detiene anche il Corriere della Sera. Ma pochi giorni dopo questa operazione la commissione parlamentare di inchiesta sul caso Sindona pubblica gli elenchi della Loggia P2 sequestrati a Castiglion Fibocchi, nella villa di Licio Gelli.

In 34 buste sigillate è contenuta la documentazione relativa ai rapporti fra il banchiere e il “Maestro Venerabile”, compresa quella riferita all’acquisto del più importante quotidiano italiano. Calvi viene arrestato il 20 maggio 1981, a seguito di una denuncia per violazione delle norme valutarie, e processato in luglio insieme ad altri amministratori dell’Istituto di credito. Condannato a quattro anni ottiene la libertà provvisoria e chiede quindi di rientrare a pieno titolo negli incarichi al vertice della banca.

Il 22 gennaio 1982 Carlo De Benedetti, che qualche mese prima ha fatto il suo ingresso nell’Istituto, abbandona l’incarico. Il 5 maggio la Banca d’Italia autorizza la quotazione del titolo “Ambrosiano”; il 17 giugno le quotazioni verranno sospese. L’8 giugno 1982 intanto la Camera dei Deputati risponde alle interrogazioni sulla vicenda.

Calvi fugge da Roma: ripara dunque a Londra, dove pochi giorni dopo - la mattina del 18 giugno - viene trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri.

Secondo la perizia disposta nel 1998 dal Tribunale di Roma - che fa decadere l’ipotesi del suicidio - “il banchiere fu assassinato”. Ma a 35 anni di distanza il “caso” Calvi è rimasto senza colpevoli, collocandosi a buon diritto tra i misteri d’Italia.